QUESTA NON LA BEVO

I rifiuti di olii/grassi vegetali e animali, pur non essendo catalogati come rifiuti pericolosi, provocano danni ingentissimi al patrimonio idrologico. Si infiltrano nei pozzi d'acqua anche molto lontani, creano sulla superficie dei bacini quella pellicola che impedisce l'ossigenazione delle acque profonde e compromette la potabilità delle risorse idriche destinate alla popolazione. Un litro di olio si espande su una superficie di acqua pari a quella di un campo di calcio.

Nel Rapporto Focus 11 Marzo 2011 dell'ISTAT, si legge che in Italia circa il 30% dell'acqua prelevata dall'Ambiente viene resa potabile con dei trattamenti fisico-chimici-biologici. Questa percentuale varia molto da regione a regione a seconda della provenienza del prelievo: sotterraneo (già potabile) o superficiale (da potabilizzare). Si legge anche che il consumo medio di acqua potabile per abitante è di circa 90 mc per anno. Considerando che basta 1 litro di olio miscelato a 1000 mc di acqua per renderla non potabile, deduciamo che se quel litro di olio finisce in un bacino naturale compromette la potabilità della razione individuale di acqua per più di 10 anni.
Tutto ciò è una seria minaccia per un bene prezioso come l'acqua e incide pesantemente sui costi per la potabilizzazione, la manutenzione di condotti e depuratori a carico delle Aziende idriche e, a conti fatti, sulle nostre bollette.
La spesa stimata per il trattamento della sola componente olio vegetale esausto gettato nelle fognature é di circa 150 milioni di Euro all'anno ("Il mondo ANCO", Ottobre 2010). A questo danno per così dire 'cronico' si aggiungono i danni 'acuti' provocati dalla parziale stratificazione dei grassi lungo le tubazioni di scarico e le fognature dei condomini, con necessità di frequenti interventi di autospurgo.